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il libro / spettacolo |
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CLAUDIO MORGANTI
di Donatella Orecchia e Mariapaola Pierini
ZONA 2004
pp. 176 - EURO 18
ISBN 88 87578 80 X
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E' dedicata ad uno dei teatranti tra i più geniali della scena contemporanea, attore-autore di grande intensità e rigore stilistico, la monografia della collana "Pedane Mobili. Quaderni per la ricerca teatrale", diretta per ZONA dal prof. Franco Vazzoler dell'Università di Genova.
Il volume "Claudio Morganti" è scritto e curato da Donatella Orecchia e Mariapaola Pierini: ricostruisce e contestualizza la carriera dell'artista, scandagliandone le tappe, le scelte, la poetica, alla luce di quella particolare idea di teatro di cui Morganti è interprete e artefice: un teatro della contraddizione, "dove - scrive Donatella Orecchia - l'elemento del conflitto e dove il radicamento nella concretezza (della scena e del proprio mestiere, ma anche, e soprattutto, della realtà storica, sociale e politica contemporanea) sono centrali".
Il nuovo spettacolo di Morganti - L'amara sorte del servo Gigi, da Beckett, in questi primi mesi del 2005 nei teatri italiani - è l'ultimo approdo di un appassionante percorso artistico e di ricerca, iniziato prima a Genova alla scuola di Carlo Cecchi e poi, dal 1980, con Alfonso Santagata e la compagnia Katzenmacher, con cui Morganti ha dato vita a spettacoli che sono ormai vere e proprie pietre miliari del teatro italiano contemporaneo: Katzenmacher, Büchner mon amour, En passant, Il Calapranzi (regia di Carlo Cecchi), Mucciana city, Hauser Hauser, Dopo, Saavedra, Pa ublié, Omsk, Il Guardiano.
Già in Finale di partita (1990, regia di Alfonso Santagata) Morganti aveva interpretato "la nettezza crudele e astratta di Beckett, la sua stilizzazione bianca e raggelata, il raffinatissimo gioco di sottrazione al limite ultimo del silenzio" del grande drammaturgo irlandese: ed è innegabile che questi sia - insieme a Pinter, Artaud e ad altri capisaldi della tradizione più e meno recente - tra i maggiori riferimenti di Morganti. Sempre all'interno, però, di un atteggiamento critico che 'utilizza' la tradizione per portare alla luce le urgenze del presente, sperimentato fin dal proficuo sodalizio con Santagata.
Dopo la separazione da colui che è stato per anni il suo alter-ego - quasi il naturale e sanguigno complemento (Santagata) di una figura più stralunata e fragile (Morganti), dalla cui unione scenica emanava un'energia che solo due potenti talenti individuali sanno scatenare - Morganti si addentra nella produzione di William Shakespeare: specialmente Riccardo III, ma anche Amleto, Otello, La tempesta, Giulio Cesare, accompagnano l'artista dal 1994 al 2000. "Io lavoro con Shakespeare, non su Shakespeare", dirà in un'intervista. Non potendo rinunciare a una dimensione civile del teatro - "perché il teatro civile riguarda la Storia e parla a tutto il mondo" -, Morganti rintraccia nelle figure e nelle vicende dell'opera shakespeariana i riferimenti più lucidi, solidi e attuali al potere e alle sue atrocità, ma anche ai maestri che, nel panorama più vicino, insieme a Cecchi, più gli sono cari: Leo De Berardinis e Carmelo Bene in modo particolare.
L'ultimo capitolo della monografia di Donatella Orecchia e Mariapaola Pierini riguarda proprio L'amara sorte del servo Gigi: "è l'ultimo spettacolo - scrivono le autrici - di quella che potremmo definire l'ultima fase della carriera di Claudio Morganti", segnata "dalla volontà di scegliere il proprio cammino senza alcun compromesso". Il desolante decadimento del servo Gigi, impietosamente rappresentato da Morganti, è forse la metafora più fredda e spaventosa dell'amara sorte dell'attore, che "nel panorama culturale di questi anni (...) si dibatte tra l'oggettiva difficoltà di esistere e l'assoluta necessità di resistere".
Dopo la monografia dedicata proprio ad Alfonso Santagata e alla compagnia Katzenmacher, scritta e curata da Cristina Valenti, ed in attesa del volume dedicato a Marco Baliani di Silvia Bottiroli, di prossima pubblicazione, la collana "Pedane Mobili" di Editrice Zona si arricchisce, grazie alla guida esperta di Franco Vazzoler ed al lavoro rigoroso di Donatella Orecchia e Mariapaola Pierini, di un altro prezioso contributo alla conoscenza dei maggiori autori e artisti del teatro italiano contemporaneo. Anche questo, come gli altri volumi della collana, si apre con un ricco capitolo di intense immagini di scena.
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le autrici |
Donatella Orecchia
Studiosa di teatro, si è occupata della scena italiana fra lOttocento e il Novecento, in particolare indagando i rapporti fra linguaggio artistico degli attori, scrittura drammatica e contesto organizzativo. Si è formata allUniversità degli studi di Torino, attualmente insegna al DAMS di Genova, sezione distaccata di Imperia, ed è redattrice della rivista LAsino di B. Quaderni di ricerca sul teatro e altro.
Mariapaola Pierini
Studiosa di teatro, si è occupata del linguaggio artistico dellattore, in particolare nel rapporto fra scena teatrale e cinema (Sistema di Stanislavskij in America, Marlon Brando, Orson Welles) oltre che del teatro davanguardia italiano. Si è formata allUniversità degli studi di Torino, attualmente insegna al DAMS di Genova, sezione distaccata di Imperia, ed è redattrice della rivista LAsino di B. Quaderni di ricerca
sul teatro e altro. |
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