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LA NOTTE DEL CALCIO. Dalla Corea al Portogallo, diario della vergogna e dwel fallimento, di Corrado Sannucci

LA NOTTE DEL CALCIO
Dalla Corea al Portogallo, diario della vergogna e del fallimento
di Corrado Sannucci

ZONA 2004
pp.160 - EURO 15
ISBN 88 87578 85 0

Collana 900 storie
diretta da Carlo D'Amicis

 
"Violenza, razzismo, antisemitismo, truffe contabili, avidità, corruzione, ricchezze
e sperperi indecenti
" hanno spento per sempre la stella che ci brillava nel cuore?
No, non quella di chi il calcio lo ama davvero. Ma – in attesa che "nuove leggi
siano scritte e rispettate
" – non è proprio più possibile restare a guardare.


A cominciare dalla notte di Daejeon, Corea del Sud: il punto di non ritorno, l’evento che ha impresso un’accelerazione rovinosa al crollo etico del mondo del pallone.
E' la notte che segue la partita Italia - Corea. Gli azzurri sono stati eliminati dal Mondiale 2002, battuti dai ben più modesti padroni di casa per 2-1, beffati dal golden gol di Ahn, semisconosciuta riserva del Perugia. Ma – scrive Sannucci – "non è stato il suo colpo di testa a straziarci" quanto "la monumentale esibizione di vanità, superbia e broccaggine" che i nostri sono stati capaci di offrire, in campo e fuori. Dopo la partita tutti – dirigenti, tecnici, giocatori – si affannano a fuggire le proprie responsabilità, urlano al complotto, accusano della sconfitta l'arbitro Moreno. Non ci sono dimissioni, mea culpa, gesti conseguenti, niente di quanto ci si aspetterebbe. Di fronte a quest’oltraggio alla civiltà e al buon senso (umano, prima ancora che sportivo), Sannucci si proclama "disertore e non deluso", e si tuffa nella notte coreana con la sua rabbia ancora da smaltire, in compagnia di un fotoreporter e di una curiosa umanità.
"Nessuno può essere deluso dal calcio, che ha meraviglie intatte e che prodigiosamente ripete abbastanza spesso. (...) Il disertore, lascia la guerra che non riconosce, che è condotta per motivi nascosti e con metodi inumani, da generali che mentono..."
Roma, stadio Olimpico. Campionato 2003-2004, girone di ritorno. E' la notte del derby tra Lazio e Roma, interrotto dai capi delle tifoserie con un pretesto tragico e infondato. Fuori, infuria la battaglia tra ultras e forze dell'ordine. La notte dell'Olimpico, secondo Sannucci, è solo l'emblema di una patologia che s’aggrava e si diffonde da molti anni, e che ancora ci si ostina a tollerare e sottovalutare. Da troppo tempo, in Italia, andare allo stadio – "pozzo nero dove sono stati versati violenza, razzismo, antisemitismo, truffe contabili, avidità, corruzione, ricchezze e sperperi indecenti", "cloaca nella quale sono stati immessi comportamenti e sentimenti che nella società non hanno più cittadinanza" – è un’esperienza ansiogena a fisicamente pericolosa, oltre che fortemente diseducativa. La testimonianza, raccolta da Sannucci, di un ultras "pentito", che si è chiamato fuori dal girone dei dannati e ora ce lo descrive con spietata franchezza, è la prova della degenerazione e manipolazione che passioni e sentimenti hanno subìto, della corruzione profonda di questo mondo.
"Quand’è che il calcio è diventato questo mostro che divide le persone, che istupidisce gli affetti? Quando ha smesso di essere una gioia semplice nella quale c’erano amicizia, solidarietà, gusto per lo sport, per trasformarsi in un contorto conato di irrazionalità e passionalità, quand’è che ha smesso di essere l’allegria del popolo, per diventare il suo rovello, il suo tormento, la sua ruggine, la sua ossessione? Quando è diventato il suo oppio, il suo padrone, il suo metronomo? Mentre il calcio perseguita la nazione, io sono perseguitato da queste domande, domenica di campionato dopo domenica di campionato, mercoledì di Coppe dopo mercoledì di Coppe..."
Sannucci si rivolge agli adulti ma pensa ai bambini, che assistono a tutto questo. E’ per loro, dichiaratamente, che lancia una provocazione agli ultras, un appello forse impossibile a raccogliersi – "Scioglietevi!" – ma tremendamente sensato, e assume per sé un impegno polemico, che ha il sapore di un voto: "Non voglio tifare più per nessuno". Almeno fino a quando "nuove leggi non siano scritte e rispettate", finché una nuova etica e un sano spirito sportivo e di convivenza non torneranno a vincere sui campi italiani.
Guimaraes, Portogallo: anche l'occasione degli Europei 2004 è perduta. La notte del calcio dura ancora, il brutto sogno collettivo che ci vede tutti coinvolti non è ancora finito. Qui si chiude il "diario della vergogna e del fallimento" di Sannucci, ma gli avvenimenti di questo avvio di campionato, degli ultimi incontri internazionali, i nuovi episodi di violenza e inciviltà cui abbiamo assistito, ci dicono che - purtroppo - l'alba è ancora di là da venire. E chi ama il calcio - davvero - non può proprio più restare a guardare.


 
 
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l'autore
Corrado Sannucci

54 anni, giornalista romano inviato per il quotidiano "la Repubblica" al seguito dei maggiori eventi sportivi nazionali e internazionali, racconta in questo libro molte notti buie del calcio italiano di cui è stato testimone, negli ultimi anni, dalle tribune stampa di mezzo mondo.  
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